Good Vibes in Lione

2 giorni.
Il tempo necessario per vedere Lione, la terza città più grande di Francia.
6 ore.
Il tempo per arrivare da Milano tramite Flixbus con il suo strano autobus verde.
Partita in un piovosissimo sabato sera, alle ore 00:40 e dopo un viaggio in cui il sonno l’ha fatta da padrone, alle ore 06:55, all’annuncio “Siamo in arrivo a Lione”, mi sveglio di soprassalto per scendere dal bus, carichissima, pronta per conoscere questa splendida città.

1 GIORNO

Prima colazione con croissant e caffè, imbevibile, fatta.
Primo approccio con il francese da annoverare negli annali (e direi che da lì tutte le reminiscenze di 15 anni di studio sono venute fuori con sana prepotenza).


Arrivati in città molto presto e non potendo andare in albergo, iniziamo l’esplorazione, così, lasciandoci alle spalle quel poco di torcicollo per via delle posizioni improbabili assunte durante la notte, cominciamo a gironzolare senza meta, e senza mappa, lungo il fiume Rodano.

Mi sono resa conto che l’alba mi fa sempre un certo effetto soprattutto quando le sue prime luci si riflettono sull’acqua. E qui di acqua, tra i due fiumi, il Rodano e la Saona, ce n’è. Eccome.

In giro nessuno: solo noi 3, indisturbati, a godere il silenzio di una città tutta da scoprire.

Strade larghe si contrappongono a vicoli stretti e caratteristici, in cui le abitazioni sono relativamente basse e soprattutto molto colorate.

Eh sì, perchè Lione ha tanto colore, tantissimo.
Le sue case sono ocra, rosa, verde e addirittura rosse e viola.

Per questa città il colore è stato così tanto importante che negli anni ’70, un gruppo di giovani pittori diede vita al collettivo “Cité Création” con l’obiettivo primario di presentare la cosiddetta “Arte aperta e accessibile” senza che essa fosse relegata in contesti chiusi e a pagamento: musei e gallerie.
Reduce da un’attenta lettura sulle particolarità di questa città, (ricordatevi sempre di partire con scarpe comode), ci siamo incamminati, verso la parte più a nord della “citè” per godere del murale più grande d’Europa, il “Murale dei Canuts”, soprannome dei lavoratori della seta, che operavano nel quartiere collinare della  Croix-Rousse, epicentro dell’industria della seta nel 19° secolo.

Questa è un’opera di un’immensità in termini di spazi e di precisione assurda: tutto è disegnato accuratamente e raffigura scene di vita quotidiana.
Sarà che io adoro la street art e sposo lo stesso concetto che ha smosso a rendere più accessibile l’arte e meno grigia Lione da parte di questi artisti, ma la meraviglia e lo stupore per tutta questa bellezza in quasi 13.000 metri quadri non li vevo mai provati.

Le persone, gli oggetti, le insegne dei negozi, la prospettiva, la bambina sugli scalini sono disegnati così bene che sembra vera anche la gru nella parte alta del murale (mi sa tanto che gli artisti non soffrissero di vertigini, perchè da vedere dal basso, l’edificio è altissimo e tutto è davvero riprodotto in scala 1:1).
Semplicemente stupendo.

Una volta ammirato questo spettacolo ci mettiamo alla ricerca degli altri presenti in città e ci imbattiamo in un altro murale dal forte giallo in cui sono raffigurati gli abitanti famosi, che hanno avuto origini lionesi: i Fratelli Lumierè, lo scrittore de “Il piccolo Principe”, Antoine Saint-Exupéry, Tony Garnier, famosissimo architetto e urbanista.

Nei 400 mq de “La bibliothèque de la cité”, i protagonisti sono i libri che riportano i nomi delle opere dei maggiori autori della regione lionese, fatti con un’acuratezza tale che si ha l’impressione di poter entrare all’interno della libreria, situata all’altezza della strada. Incredibile e affascinate.

Una volta finito il giro artistico “en plein air” ci siamo mossi verso la collina di Fourvière, facendo una scarpinata di parecchi scalini ( la giornata era soleggiata e ventosa al punto giusto quindi, siamo arrivati in cima con qualche kg in meno e quadricipiti da paura: la colazione era stata già ampiamente digerita!)
Una volta preso fiato si è presentata davanti ai nostri occhi la Basilica,
nella sua bellezza di un’architettura bizantina e romanica: internamente lo stile “eclettico” fa da padrone, è riccamente decorata e l’influenza bizantina nell’oro e nei mosaici è ben presente.

Dal piazzale della collina è visibile tutta la città con il suo intricarsi di vicoli e strade, in cui architettura e acqua si sposano perfettamente tanto da averla iscritta tra i patrimoni mondiali dell’UNESCO nel 1998.

Scendendo dalla collina e attraversando i Traboules passaggi tra i palazzi antichi, che permettavano di muoversi da una via a un’altra risparmiando tempo, finalmente mangiamo: la quique si presentava soffice al palato ma pesante anche per gli stomaci più resistenti viste le dimensioni enormi.

Una volta conclusosi il pranzo salato a cui seguirono le più classiche crepés alla nutella, abbiamo deciso di smaltire le calorie appena ingerite, in una bella paseggiata nel quartiere della Vecchia Lione “Vieux-Lyon”. Abbiamo percorso la via principale fatta di negozi di souvenir e ristoranti tipici.

Ma il freddo cominciava a farsi sentire, quindi, come ultima tappa della giornata abbiamo deciso di muoverci verso la Cattedrale St-Jean, a metà tra il romanico e il gotico, ammirando anche l’orologio astronomico costruito nel lontano 1598: la particolarità sta nell’esser stato perfettamente tarato fino al 2019, tanto da consentirgli l’esatta indicazione del sole e della luna secondo i parametri di riferimento del XVI secolo. Davvero spettacolare!

L’ora della cena si faceva sentire, quindi decidiamo di passare da un ponte all’altro, e dirigerci verso “La Presqu’île”, che da Place Bellecour, la più grande piazza pedonale d’Europa, arriva a Place des Terreaux su cui si affaciano l’Hôtel de Ville e il Musée des Beaux-arts, tappa del giorno dopo.
Prima però un’ultima tappa: la Chiesa gotica di Saint-Nizier.

Stanchissimi ma felici per aver battuto la città in lungo e in largo, arriviamo in albergo per il meritato riposo. Ci aspettavano ancora parecchie ore prima di fare ritorno a casa.

2 GIORNO
Fatta una bella colazione in albergo con croissant, yougurt e frutta fresca, ci perdiamo, stavolta con più consapevolezza, tra quei vicoli e quelle strade piene di negozi dall’aria borghese ed elegante, in cui ho cercato di imprimere nella mia mente particolari caratterizzanti la città francese.

Nonostante ci lavori e preferisca, quindi, quando sono in vacanza, starne alla larga, per godermi la città, i musei hanno sempre quel fascino speciale.

Riconosciuto l’interesse per le collezioni presenti, abbiamo deciso di muoverci verso uno dei musei più importanti e ricchi di storia a Lione: il Musée des Beaux-arts in Place des Terreaux.

Prima di entrare, ci siamo soffermati e riposati nel Giardino antistante il museo, oasi di relax, visitabile gratuitamente. Per fortuna, direi, visto che per girarlo tutto ci vorrebbero almeno 4 ore.

Immenso nella sua struttura e grandioso per la varietà di opere che vanno dal periodo egizio fino all’arte impressionista di Manet, Monet, Sisley e Cezanne, il museo presenta collezioni di pittura, scultura, arte antica (egiziana, greca, romana, etrusca e orientale), oggetti d’arte, medaglie e monete, disegni e stampe ed è stato uno dei primi ad essere aperto in Francia, dopo il Louvre.

Straordinaria la parte delle sculture con il loro marmo bianco: ti accolgono in una delle sale più particolari dell’intero museo che occupa l’antico palais Saint-Pierre (palazzo San Pietro) e un ex convento del Seicento-Settecento.

Finito il giro che abbiamo ridotto a sole 2 ore, ci muoviamo verso il Bouchon lyonnais “Chez Marie” per un pranzo francese con dei salumi e del formaggio tipico con l’erba cipollina e insalata patate e pomodori. Ottima entrèe (antipasto). Per secondo pollo e un tortino di patate gustosissimo a cui è seguito un dolce di formaggio dolce e marmellata di frutti di bosco da leccarsi i baffi.

Ultimo giro prima della partenza. Ci godiamo la città senza troppa fretta, in un classico lunedì pomeriggio, immersi nel via vai di persone che vivono e fanno speciale quel luogo.

Sono sicura che anche voi avete un po’ di voglia di vedere questa città. Se vi va di fare un salto dai nostri “amici” francesi, mangiare dell’ottimo “fromage blanc” accompagnato da del buon vino, vi consiglio di visitare Lione perché è davvero molto caratteristica, particolare e da scoprire.

Magari nel periodo della “Festa delle Luci” a inizio dicembre. Le vie, le piazze e i principali monumenti sono protagonisti di installazioni artistiche di artisti internazionali e tutto intorno sembra essere un’ enorme esplosione di luci e colori.

Tutto sarà ancora più bello!