Good Vibes in Monaco

Viaggio on the road. In auto. In 5. Prima volta. Mai fatto in 35 anni. Ma stavolta mi volevo lanciare in questa nuova esperienza. Solo dopo però aver fatto la lista dei pro e contro, la colonna PRO era più lunga, quindi ho deciso: si parte!

Giorno 1
Partiti da Milano alle ore 6 per essere in terra tedesca alle ore 12:00.
In realtà non ci vuole cosi tanto, ma le tappe in autogrill per litri di caffè e giro toilette (tutte a pagamento superato il confine italiano = “Sgancia 0.50 cent, DANKE”) allungano il percorso (a maggior ragione se si passa dall’ Austria).
Abbiamo deciso di fare questo giro perchè il prezzo del bollino per entrare in Austria è di soli 9.20 euro rispetto ai 35 che avremmo pagato se fossimo passati dalla Svizzera. Un’ ora in più ci sembrava un buon compromesso per la nostra vacanza low-cost.

Avevo prenotato l’ albergo già dall’ Italia, in uno dei quartieri di Monaco in via di espansione , supertranquillo anche di notte, al confine con il centro storico della città, ricco di ristoranti, negozi e a 10′ di camminata dalla Marienplatz, la piazza centrale.

Una volta pranzato abbiamo deciso di recarci proprio lì dove, tutti con il naso in su, ci siamo goduti lo spettacolo del Carillon di Glockenspiel nella torre dell’orologio del Municipio (Neues Rathaus). Questo famosissimo carillon ha 43 campane e 32 statue che si muovono due volte al giorno: in inverno, da nov a feb. alle 11.00 e 12.00 e in estate , tra mar e ott. 11.00; 12.00 e 17.00.
Nel piano superiore del carillon viene rappresentato il matrimonio di Guglielmo V con Renata di Lorena; nel piano inferiore la “Danza dei Bottai” (Schefflertanz), una danza rituale che ricorda la sconfitta dell’ epidemia di peste che colpì Monaco nel 1517.

Ma ad un tratto ci colpi un forte e improvviso acquazzone estivo, quindi, mentre facevamo un giro nel mercato , decidemmo di rintanarci in una birreria del centro e gustare la famosissima birra bavarese.
Quello sarebbe stato solo l’ inizio delle nostre pance gonfie.

)Che poi. Dove mangi a Monaco se non da Hofbräuhaus, il tempio della birra , che con il quintetto musicale in abiti tradizionali, l’ odore di birra e dei wurstel, ci ha fatto entrare nel pieno stile di vita bavarese? Durante la settimana, non è necessario prenotare, perchè ci sono cosi tante e lunghe tavolate, che il bello è “dove c’ è posto ci si siede” (anche se accanto a te c’ è una famiglia di cinesi, una coppia di greci e gruppi di americani, cosi, per gradire).
Tutti in allegria per via dei boccali di birra con cui brindare dalle 9 del mattino fino alle 23:30. La birra, infatti, per gli abitanti di Monaco è sempre stata momento di convivialità e di unione.
Aneddoto: Guglielmo V per evitare di dover comprare altrove la birra per l’esercito, fece costruire la fabbrica per averne sempre a disposizione: geniale!

Giorno 2 – Mattina
Dachau

La tappa all’ interno del primo Campo di Concentramento, costruito nel marzo del 1933 per i prigionieri politici e per gli ebrei, è stata una tappa voluta e fortemente sentita. Questo campo divenne modello per tutti gli altri che sarebbero nati negli anni successivi e nei 12 anni della sua esistenza 200.000 furono le persone che da ogni parte d’ Europa, furono incarcerati, torturati e costretti ai lavori forzati, a dormire solo 5 ore a notte, a mangiare solo 1 volta al giorno, a vivere in condizioni igienico-sanitarie terribili e ad essere cavie di sperimentazioni mediche, come la malaria, o militari solo per il gusto orribile di gente cattiva che, sotto il regime, portava avanti tecniche di tortura inimmaginabili.
Soltanto nell’ aprile del 1945, le truppe americane arrivarono a liberare i prigionieri, scoprendo per la prima volta, che le torture di cui si aveva solo un piccolo sentore, erano ben più gravi. Nel 1965 il campo divenne un Sito Memoriale.
Emozionante e da brividi è l’ intero complesso in cui è possibile fare un giro attraverso foto e oggetti per avere coscienza delle condizioni di denutrizione, violenza e morte che si respirava in questo posto maledetto.

La cosa che mi ha più colpito è stata la parte dei forni in cui passando attraverso le 4 stanze, si può immaginare come i prigionieri venissero raggruppati, poi spogliati, messi in una stanza in cui il getto conteneva gas mortale e poi, una volta esanimi, portati nell’ ultima stanza in cui, per mancanza di spazio per la sepoltura, si decise di creare i cosiddetti forni per evitare, inoltre, che rimanessero tracce dei loro corpi.
Il silenzio e la tristezza dominano questo posto in maniera incredibile ma, momento sensibilizzazione, se guardiamo il passato, condanniamo il male e sperimentiamo il bene, vivendolo ogni giorno, può tornarci indietro ed essere importante per chi ci sta intorno.

Pomeriggio – Castello di Nymphenburg
Il pomeriggio pranzo a sacco e via verso un altra tappa obbligatoria: il castello di Nymphenburg e il suo parco di 200 ettari di estensione.
Il palazzo fu voluto dal principe Ferdinando Maria che nel 1664, volle “semplicemente” regalare alla moglie Enrichetta Adelaide di Savoia una residenza estiva per ringraziarla della nascita dell’erede al trono Massimiliano Emanuele (non ci sono più gli uomini del 1600, vero ?!)

Venne incaricato della costruzione l’italiano Agostino Barelli, mentre del successivo ampliamento si occuparono altri due architetti italiani, tanto che il suo stile barocco è simile alle nostre residenze (vedi la Villa Reale di Monza). All’ esterno l’ enorme parco alla francese, avvolge la villa e in esso, laghetti e piccoli corsi d’ acqua con anatre e pesci, sentieri e alberi che con le loro chiome fanno ombra, permettono di godere della tranquillità di un posto magico in cui l’ architettura si fonde con larte e la botanica.

Tre giorni sono sufficienti, se vissuti intensamente, per vedere Monaco, città precisa in cui le regole vanno rispettate.
Vi lascio qualche chicca a proposito:
finchè non scatta il verde del semaforo, è assolutamente vietato attraversare la strada, nonostante non ci sia nessuna macchina, perchè si rischia la multa;
se si va in bici (Monaco è dotata di una linea apposta per coloro che, sfidando il freddo, decidono di muoversi sulle due ruote) e non si hanno sufficienti lucine per un’ adeguata visione di sè, si rischia la multa;
se si butta una carta per terra, un mozzicone di sigaretta, si rischia la multa.
Pensate sia un pò troppo? Bhè, è tutta una questione di sana abitudine per vivere in un mondo giusto, concreto e in cui il rispetto è alla base della convivenza civileVoto 8!

Ringrazio @robywan11 per alcuni di questi splendidi scatti.

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